Il mostro segna un confine
Guarda dove vivono i mostri. In uno stretto, in un labirinto, presso un ponte, ai margini di una foresta, alle porte del mondo dei morti. Non sono indirizzi casuali: sono tutti luoghi di passaggio, dove ci si trova tra il familiare e l'ignoto.
Per una società, questa figura è utile. Spiega perché non si deve andare lì, senza lunghe riflessioni sui rischi. Una bambina non ricorderà il racconto delle correnti nello stretto, ma ricorderà il mostro che vive sotto la roccia e gli starà ben lontana.
Tre modi per creare un mostro
Il primo metodo funziona particolarmente bene. Ci sentiamo a disagio davanti a creature che violano le categorie: metà animale, metà essere umano, apparentemente viva ma morta. Organizziamo il mondo in categorie, e tutto ciò che appartiene a due categorie contemporaneamente provoca non tanto paura quanto disgusto.
Il mostro del mito è un cartello con scritto "non si va oltre", disegnato in modo che tutti lo ricordino.
Perché all'eroe serve un mostro
C'è anche una ragione pratica. Un eroe si definisce da chi ha sconfitto: senza il Minotauro non esiste Teseo, senza la Gorgone non esiste Perseo. Il mostro fa da unità di misura: mostra quanto è grande chi è riuscito a sconfiggerlo.
Per questo i mostri non sono quasi mai semplicemente forti. Ognuno ha una caratteristica particolare, che richiede astuzia invece della forza bruta: uno sguardo che ti trasforma in pietra, un labirinto dal quale non puoi uscire, un canto al quale non puoi voltare le spalle. Sconfiggere una creatura simile mette alla prova la mente, non i muscoli.
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Fonti
- L'idea che l'ansia sia provocata da creature che violano le categorie abituali risale ai lavori dell'antropologa Mary Douglas, 1966. I confini e i passaggi come luoghi in cui vivono i mostri sono un'osservazione generale della mitologia comparata