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Che cos’è il panopticon

Redazione di Miqo · 2 fonti

Come funziona

  1. Un anello di celle. Le celle sono disposte in cerchio, ciascuna è visibile da un lato all’altro e illuminata da dietro, così dal centro se ne vede la sagoma.

  2. Una torre al centro. Nella torre si trova la guardia, ma finestre e illuminazione sono disposte in modo che dalle celle non sia possibile vederla.

  3. Incertezza. La persona detenuta non sa se in quel momento qualcuno la stia osservando. Deve quindi partire dal presupposto che sia così.

  4. Risparmio. Era proprio questo il punto sottolineato dall’autore: una persona può osservare molte persone, mentre il comportamento cambia in tutte.

Il quarto punto era l’argomento principale dell’autore. Presentava lo schema come ragionevole ed economico e lo riteneva applicabile non solo alle prigioni, ma anche a scuole, fabbriche e ospedali.

Di vere prigioni progettate in questo modo ne furono costruite poche, e non funzionavano come previsto. L’idea si rivelò più influente degli edifici: come soluzione architettonica attecchì a malapena.

Perché se ne parla ancora oggi

Duecento anni dopo, un filosofo usò questo progetto come immagine della società moderna. Il punto non è la torre, ma lo spostamento del controllo all’interno: una persona che non sa se la stanno osservando comincia a controllarsi autonomamente, e la guardia esterna non serve più.

Da qui nasce la popolarità di questa immagine nei discorsi sulle telecamere, sugli algoritmi e sulle tracce digitali. Il meccanismo è simile: non sai se in quel momento qualcuno ti sta osservando, e questo cambia il comportamento indipendentemente dalla risposta.

C’è anche una differenza importante rispetto allo schema originale. Nella versione moderna, l’osservazione è spesso del tutto invisibile: non ci sono né torri né la sensazione di uno sguardo. Perciò il comportamento cambia in chi ne è consapevole, ma non negli altri.

È importante anche usare la metafora con cautela. Spiega un meccanismo, non tutto: paragonare qualsiasi sistema di sorveglianza a una prigione significa perdere proprio le differenze che contano.

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Fonti

  1. Il progetto di una prigione circolare con una torre centrale di osservazione fu proposto alla fine del XVIII secolo e prevedeva la possibilità di essere osservati continuamente, mentre l’osservatore restava invisibile
  2. nel XX secolo, l’immagine fu usata nell’analisi filosofica dei meccanismi disciplinari come modello di interiorizzazione del controllo. Gli edifici realizzati secondo il progetto originale sono pochi