Tre spiegazioni insieme
Il primo punto spiega la forza dello spettacolo. Un abitante di una città europea conosceva i draghi attraverso prediche e immagini; una creatura squamosa e dentata appesa sotto le volte rendeva il racconto letteralmente vero.
Il secondo e il terzo punto funzionavano insieme. La chiesa era il principale edificio pubblico, e lì confluivano le rarità, dalle uova di struzzo e dalle zanne alle conchiglie e agli animali impagliati, formando qualcosa di simile alla prima raccolta cittadina di curiosità.
Cosa ci dice quell'epoca
Questi oggetti appesi erano i precursori dei musei. Prima che comparissero le camere delle meraviglie e le collezioni, erano proprio le chiese a conservare ed esporre oggetti insoliti, e l'ingresso era aperto a tutti.
Questo spiega anche perché alcuni di questi reperti si siano conservati. Diversi esemplari sono arrivati fino ai nostri giorni proprio perché erano appesi in alto sotto le volte e non davano fastidio a nessuno, a volte per quattro o cinque secoli.
Gli storici invitano però alla cautela. Di solito non esistono documenti che spieghino perché sia stato appeso un determinato esemplare, quindi le spiegazioni vengono ricostruite a partire da indizi indiretti e restano, di conseguenza, delle ipotesi.
Usanze simili sono note anche per altri oggetti: ossa di balena come costole di un gigante, una zanna di narvalo come corno di unicorno. Il meccanismo era lo stesso: un oggetto raro riceveva una spiegazione dalle storie che le persone già conoscevano.
Perché nelle chiese si appendevano coccodrilli impagliati?
Che cosa rappresentavano questi oggetti appesi all'epoca?
Fonti
- Esemplari di coccodrillo appesi sotto le volte sono documentati in numerose chiese europee
- la loro comparsa è collegata ai doni dei viaggiatori, alle offerte votive e alla percezione dell'animale come incarnazione del drago nelle leggende dei santi. Nella maggior parte dei casi specifici non sono sopravvissute testimonianze documentarie sulle motivazioni
Il seguito della serie «Draghi»
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