La vergogna controlla come ti vedono
La vergogna è un'emozione sociale. Si attiva non quando hai fatto qualcosa di male, ma quando qualcuno può vederti e giudicarti. Il suo compito è antico e brutale: tenerti nel gruppo. Farti rimpicciolire, abbassare lo sguardo, diventare più piccolo, prima che ti rifiutino.
In questo sistema, il corpo è la parte più visibile di te. Nessuno vede i tuoi pensieri e le tue intenzioni, mentre il corpo è visibile sempre e a tutti. Perciò tutto ciò che il meccanismo considera un motivo di esclusione è più facile da attribuire proprio al corpo: alla pancia, alla pelle, alla taglia. Ecco perché puoi avere la sensazione che il problema sia il tuo corpo, anche se in quel momento il meccanismo non si occupa del corpo, ma dello sguardo degli altri.
"Ho fatto qualcosa di male". Guarda l'azione e ti spinge a rimediare.
"Sono una persona cattiva". Guarda te nella tua interezza e ti spinge a nasconderti.
Come lo sguardo degli altri diventa il tuo
Gli psicologi lo chiamano auto-oggettivazione: l'abitudine a guardarti con gli occhi di un osservatore. Non cammini semplicemente per strada: immagini anche come appari dall'esterno. Noti il tuo riflesso in una vetrina, sistemi la maglietta, scegli una posa per una foto. È un lavoro di sottofondo, assorbe attenzione e quasi non te ne accorgi.
Poi entra in gioco il confronto. L'osservatore tiene a mente uno standard, medio, selezionato e spesso ritoccato, e ti misura su quello. La distanza tra lo standard e ciò che vedi allo specchio è quell'attimo in cui nasce la vergogna. Va detto, però, che le ricerche sono soprattutto correlazionali: l'abitudine a scrutarti va di pari passo con la vergogna, ma questo non dimostra che sia proprio lei a farla scattare.
- Sguardo degli altri
- Guardarti
- Confronto
- Vergogna
Da cosa è formato l'osservatore interiore
Non si attiva da solo. Si costruisce attraverso scene concrete, che di solito riesci a ricordare: non una "cultura" astratta, ma una frase a tavola o la risata di qualcuno nello spogliatoio.
- CucinaUna frase su un'altra porzione o sul fatto che "dovresti mangiare meno". Il corpo diventa per la prima volta qualcosa di cui si parla ad alta voce.
- SpogliatoioUna battuta dei coetanei, a un'età in cui l'opinione del gruppo pesa più di tutto. Molte persone ricordano frasi del genere per anni.
- BachecaImmagini selezionate e ritoccate, che il cervello scambia per persone normali. L'asticella si alza in silenzio.
Nessuna scena, da sola, crea l'osservatore. Si forma attraverso le ripetizioni: una frase si dimentica, ma dieci diventano una regola che poi applichi a te.
Una bambina di 2 o 3 anni sa già provare imbarazzo, ma non prova ancora vergogna proprio per il suo aspetto. Questa arriva più tardi, insieme alla capacità di immaginare cosa pensano gli altri di te. Questo è il punto fondamentale del meccanismo: è appreso, quindi si può disimparare. Non convincendoti a parole, ma riportando l'attenzione dalla modalità osservatore a un corpo che sta facendo qualcosa.
Che cosa controlla davvero la vergogna per il corpo?
Che cosa aiuta a far tacere l'osservatore interiore?
Fonti
- Teoria dell'auto-oggettivazione - B. Fredrickson e T. Roberts, Psychology of Women Quarterly, 1997
- distinzione tra vergogna e senso di colpa - lavori di J. Tangney e M. Lewis
Il seguito della serie «Vergogna e senso di colpa»
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