Com'è possibile
A prima vista sembra che si possa confessare qualcosa di grave solo sotto tortura. In realtà bastano un interrogatorio lungo, la stanchezza e una pressione insistente. Ci si ritrova in una situazione in cui confessare sembra l'unico modo per far finire subito quello che sta succedendo.
Circa 3 su 12 condanne annullate riguardavano una falsa confessione
Di solito chi confessa ragiona così: dirò qualsiasi cosa pur di farla finire, poi faranno chiarezza e la verità verrà a galla. Ma succede di rado: dopo una confessione, gli investigatori considerano il caso chiuso e smettono di verificare le altre ipotesi.
Cosa spinge a confessare il falso
L'ultimo punto spiega la caratteristica più inquietante delle false confessioni: possono essere dettagliate. I particolari che «solo il colpevole poteva conoscere» spesso entrano nel racconto attraverso le domande dell'investigatore, le fotografie sul tavolo o gli articoli di giornale.
Cosa si può fare
La misura principale è semplice: registrare l'intero interrogatorio, non solo la confessione finale. Una registrazione completa permette di capire da dove provengono i dettagli e che cosa è stato detto esattamente alla persona prima che accettasse.
La seconda è verificare la confessione con dati indipendenti. Una confessione è considerata solida se contiene qualcosa che può essere confermato e che non è stato menzionato durante l'interrogatorio: il luogo in cui è stato nascosto un oggetto, oppure un dettaglio sconosciuto agli investigatori. Tutto il resto richiede prove separate.
Perché le persone confessano cose che non hanno fatto?
Qual è la misura principale contro le false confessioni?
Fonti
- La percentuale di casi con false confessioni tra le condanne annullate in seguito ad analisi del DNA è riportata da organizzazioni che si occupano di riesaminare questi casi
- la maggiore vulnerabilità degli adolescenti è stata confermata da studi separati
Il seguito della serie «Indagini e prove»
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