L'acqua calda richiedeva lavoro manuale
Un secchio d'acqua pesa circa 10 chilogrammi e andava trasportato dal pozzo o dal fiume. Per lavarsi completamente, a un adulto ne servivano diversi, e ognuno andava anche riscaldato: sulla stufa, usando legna che qualcuno doveva pur tagliare e trasportare. Un solo lavaggio richiedeva ore di lavoro altrui, il più delle volte femminile.
Per questo il lavarsi si divise in due operazioni diverse. La pulizia quotidiana, cioè viso, collo, mani e piedi, si faceva versando l'acqua da una brocca sopra un catino e ne richiedeva molta meno. Il lavaggio completo diventava un evento: lo si programmava in anticipo e non avveniva ogni settimana.
Era pulita la camicia, non la pelle
Nell'Europa del XVI-XVIII secolo l'acqua era guardata con sospetto. Dopo le epidemie, i bagni pubblici venivano chiusi e i medici ripetevano che l'acqua calda apriva i pori e lasciava entrare le infezioni. La pulizia si spostò sulla biancheria: una camicia bianca, cambiata spesso, era considerata una prova di cura della persona. Da qui l'attenzione a colletti e polsini, le uniche parti della camicia visibili sotto il vestito.
Dove il bagno di vapore si era conservato, come in Russia e in Finlandia, il lavarsi manteneva un ritmo settimanale. A mantenerlo non era una regola, ma la stufa: accenderla per una sola persona era uno spreco, così ci si lavava tutti di seguito, lo stesso giorno. In Giappone si accendeva più spesso, ma l'acqua della vasca non veniva comunque cambiata: prima di entrarci, ognuno si lavava fuori.
Non una misurazione, ma il programma della casa: nei giorni feriali bastava la brocca, il sabato si scaldava il bagno per tutti.
Quel giorno era quasi sempre il sabato, alla vigilia della funzione domenicale. Ma il ritmo non era una legge: nelle città con bagni pubblici si andava a lavarsi quando si poteva, mentre in una casa con la servitù un catino d'acqua calda poteva comparire in camera da letto qualsiasi giorno della settimana.
Finisci di leggere nell'app Miqo
Ancora 1 minuto, poi un quiz alla fine. Lo trovi in «Storia → Vita d'altri tempi»
Inquadra il codice con la fotocamera del telefono per aprire App Store o Google Play.
Fonti
- Georges Vigarello, «Il pulito e il sudicio» (1985), storia delle idee sulla pulizia del corpo
- Katherine Ashenburg, The Dirty on Clean (2007)