Perché gli Egizi pesavano il cuore, non l'anima
La mummificazione egizia sembra strana finché non ne capisci la logica. Durante l'imbalsamazione, il cervello veniva estratto e gettato via: era considerato inutile. Il cuore, invece, veniva lasciato nel corpo o rimesso al suo posto. Si chiamava «ib» e indicava insieme mente, memoria, coscienza e carattere: tutto ciò che oggi attribuiamo alla testa.
Da qui nasce la storia del giudizio. Il cuore non è il simbolo dell'amore, ma l'unico testimone che sa tutto di una persona, perché è stata la persona stessa a registrare ogni cosa al suo interno. Nel «Libro dei morti» c'è un incantesimo rivolto proprio al cuore: non testimoniare contro di me, non dire troppo su di me davanti ai giudici. Veniva inciso su un amuleto a forma di scarabeo e deposto sul petto del defunto: il testimone veniva letteralmente tenuto fermo.
Che cosa significava la piuma di Maat sull'altro piatto
La piuma era il simbolo di Maat, dea della verità e dell'ordine del mondo. Maat non significava soltanto «non mentire»: significava che ogni cosa fosse al suo posto, che il Nilo straripasse al momento giusto, che la misura del grano fosse corretta e che il re fosse sul trono. La bilancia verificava se una persona avesse vissuto secondo quest'ordine o lo avesse messo in crisi.
Si dice spesso che il cuore dovesse essere più leggero della piuma. Nelle illustrazioni sui papiri, i piatti sono di solito alla stessa altezza: non contava che uno pesasse più dell'altro, ma che ci fosse equilibrio. Prima della pesatura, il defunto pronunciava un lungo discorso: 42 negazioni, una per ciascun giudice. Se le raggruppi alla buona per argomento, il quadro è questo.
Di che cosa parlavano le 42 negazioni
Più della metà dei punti riguarda le altre persone e il bene comune: acqua, grano, una barca, le lacrime altrui. Ci sono anche le colpe contro gli dei e i templi, ma l'elenco resta impresso per la sua concretezza quotidiana. E nelle iscrizioni tombali, accanto alle negazioni, compariva una seconda formula, affermativa: che cosa aveva fatto la persona.
- Dare pane a chi ha fame e acqua a chi ha sete
- Vestire chi è nudo
- Trasportare chi non ha una barca
- Dare meno grano del dovuto
- Deviare l'acqua dal campo di qualcun altro
- Portare una persona alle lacrime
E c'è un altro dettaglio. Nei papiri arrivati fino a noi, il proprietario non perde mai la causa: viene sempre assolto. Il rotolo veniva realizzato per una persona specifica e non era la cronaca dell'esito, ma un'istruzione e un amuleto protettivo: un testo che doveva funzionare.
Che cosa si pesava nel giudizio di Osiride?
Perché sull'altro piatto veniva posta la piuma di Maat?
Fonti
- «Libro dei morti», incantesimi 30B e 125: papiro di Ani, circa XIII secolo a.C., British Museum
- formule di autobiografie ideali dalle iscrizioni tombali dell'Antico Regno
Il seguito della serie «Miti egizi»
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