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Che cosa si pesava nel giudizio di Osiride

Redazione di Miqo · 2 fonti

Perché gli Egizi pesavano il cuore, non l'anima

La mummificazione egizia sembra strana finché non ne capisci la logica. Durante l'imbalsamazione, il cervello veniva estratto e gettato via: era considerato inutile. Il cuore, invece, veniva lasciato nel corpo o rimesso al suo posto. Si chiamava «ib» e indicava insieme mente, memoria, coscienza e carattere: tutto ciò che oggi attribuiamo alla testa.

Da qui nasce la storia del giudizio. Il cuore non è il simbolo dell'amore, ma l'unico testimone che sa tutto di una persona, perché è stata la persona stessa a registrare ogni cosa al suo interno. Nel «Libro dei morti» c'è un incantesimo rivolto proprio al cuore: non testimoniare contro di me, non dire troppo su di me davanti ai giudici. Veniva inciso su un amuleto a forma di scarabeo e deposto sul petto del defunto: il testimone veniva letteralmente tenuto fermo.

  • Anubi tiene la bilancia e ne regola l'ago.
  • Thot annota l'esito: il giudizio ha anche un verbale.
  • Ammit una creatura dalle fauci di coccodrillo aspetta lì vicino; il cuore che non superava la prova spettava a lei.

Che cosa significava la piuma di Maat sull'altro piatto

La piuma era il simbolo di Maat, dea della verità e dell'ordine del mondo. Maat non significava soltanto «non mentire»: significava che ogni cosa fosse al suo posto, che il Nilo straripasse al momento giusto, che la misura del grano fosse corretta e che il re fosse sul trono. La bilancia verificava se una persona avesse vissuto secondo quest'ordine o lo avesse messo in crisi.

Si dice spesso che il cuore dovesse essere più leggero della piuma. Nelle illustrazioni sui papiri, i piatti sono di solito alla stessa altezza: non contava che uno pesasse più dell'altro, ma che ci fosse equilibrio. Prima della pesatura, il defunto pronunciava un lungo discorso: 42 negazioni, una per ciascun giudice. Se le raggruppi alla buona per argomento, il quadro è questo.

Di che cosa parlavano le 42 negazioni

Le altre persone: furto, inganno, violenza55%
Dei, templi e offerte25%
Acqua, campi e misure del grano20%

Più della metà dei punti riguarda le altre persone e il bene comune: acqua, grano, una barca, le lacrime altrui. Ci sono anche le colpe contro gli dei e i templi, ma l'elenco resta impresso per la sua concretezza quotidiana. E nelle iscrizioni tombali, accanto alle negazioni, compariva una seconda formula, affermativa: che cosa aveva fatto la persona.

✓ FAI
  • Dare pane a chi ha fame e acqua a chi ha sete
  • Vestire chi è nudo
  • Trasportare chi non ha una barca
✕ NON FARE
  • Dare meno grano del dovuto
  • Deviare l'acqua dal campo di qualcun altro
  • Portare una persona alle lacrime

E c'è un altro dettaglio. Nei papiri arrivati fino a noi, il proprietario non perde mai la causa: viene sempre assolto. Il rotolo veniva realizzato per una persona specifica e non era la cronaca dell'esito, ma un'istruzione e un amuleto protettivo: un testo che doveva funzionare.

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Fonti

  1. «Libro dei morti», incantesimi 30B e 125: papiro di Ani, circa XIII secolo a.C., British Museum
  2. formule di autobiografie ideali dalle iscrizioni tombali dell'Antico Regno

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