Perché un'ora nel feed non ti fa stare meglio
La solitudine non significa «avere poche persone intorno», ma è la distanza tra la vicinanza che desideri e quella che hai. Funziona come la fame: un segnale spiacevole che ti spinge a cercare. Il feed risponde bene alla domanda «che cosa succede agli altri»: sai chi si è trasferito, chi ha divorziato, chi è stato al mare. Ma sapere che cosa succede a una persona e avere un contatto con lei sono cose diverse, quindi il segnale resta attivo.
Lo scorrimento passivo aggiunge il confronto: vedi immagini selezionate dei mesi degli altri e le metti accanto al tuo solito martedì sera. I ricercatori distinguono tra uso passivo, quando guardi senza rispondere, e uso attivo, quando scrivi e prendi accordi. Il primo peggiora leggermente il tuo stato d'animo in media, il secondo no. Gli effetti sono piccoli: il feed non ti rende una persona sola, ma non ti tira nemmeno fuori dalla solitudine.
Lo scorrimento passivo di solito sposta il tuo stato d'animo di mezzo passo verso il basso, non in un abisso. Non è successo nulla di brutto, ma non stai meglio.
Quando i social ti aiutano davvero
Ci sono situazioni in cui essere online non è un sostituto del contatto dal vivo, ma l'unico canale disponibile: un trasferimento in un altro Paese, il congedo di maternità con una neonata, i turni di notte, una malattia che ti costringe a casa. In questi casi, i messaggi mantengono un legame che altrimenti si interromperebbe e basta. Il tuo gruppo di persone care, però, non cresce: l'antropologo Robin Dunbar non ha trovato prove che lunghe liste online aumentino il numero di persone a cui ci si rivolge in un momento difficile.
Decine di volti conosciuti davanti agli occhi, e nemmeno una persona che in quel momento si sia accorta di te.
Un nome, una risposta, e il segnale della solitudine riceve esattamente ciò di cui ha bisogno.
Non conta il tempo, ma se c'è stato uno scambio rivolto personalmente a te. In un esperimento, è stato chiesto a studenti e studentesse di limitare per 3 settimane l'uso dei social a circa 10 minuti per app al giorno: la loro solitudine e il loro stato depressivo sono diminuiti.
Il campione era piccolo e composto da studenti e studentesse, quindi non è una ricetta valida per tutti. Conta di più il meccanismo: l'attenzione liberata andava a persone precise, non a tutte insieme. Non devi per forza chiudere il feed: basta lasciarlo arrivare a un nome.
Scegli un nome. Non «avrei voglia di parlare con qualcuno», ma una persona a cui hai già pensato oggi mentre scorrevi il feed.
Rispondile, non nel vuoto. Invece di un like, scrivile due righe su ciò che hai visto: una reazione rivolta proprio a lei.
Indica un momento. «Ci sentiamo giovedì sera?» Un accordo trasforma i messaggi in un evento che accadrà.
Chiudi il feed. Hai fatto il passo. Continuare a scorrere non aggiungerà nulla, ma farà tornare il confronto.
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Fonti
- Sulla base degli studi sull'uso passivo e attivo dei social (Verduyn et al., 2015-2017), dell'esperimento sulla limitazione dei social tra gli studenti (Hunt et al., 2018) e dei lavori di Robin Dunbar sulle cerchie sociali online. Gli effetti in questo ambito sono piccoli e dipendono molto da come una persona usa il proprio feed