La solitudine misura la distanza, non le persone
Gli psicologi descrivono la solitudine come una discrepanza: da una parte c'è la vicinanza di cui hai bisogno, dall'altra quella che hai davvero. La distanza tra le due è proprio quel sentimento. Perciò i numeri non bastano: puoi avere dieci persone con cui scriverti e sentirti comunque la prima scelta di nessuno.
Già negli anni Settanta, gli psicologi notarono che in realtà ci sono due tipi di vuoto. Uno riguarda la rete sociale: non hai nessuno con cui passare il sabato, nessuno da andare a trovare. L'altro riguarda l'attaccamento: non c'è nessuno per cui tu sia quella persona speciale. Un gruppo di amici colma bene il primo e sfiora appena il secondo. Da qui quella strana sensazione: la serata è stata fantastica, ma dentro non è cambiato nulla.
- Nessuno da chiamareHai tanti amici, ma nessuno che avresti il coraggio di svegliare. La distanza non sta nel numero, ma nel sentirsi liberi di disturbare qualcuno.
- Nessuno sa tuttoUna persona sa del lavoro, un'altra della famiglia, una terza della tua infanzia. Nessuno conosce tutta la tua storia.
- Amano la tua versione facileIl tuo gruppo si è abituato al tuo ruolo spensierato. La persona autentica che sei non è stata rifiutata: semplicemente non l'hai mostrata.
Osserva quale di questi vuoti è il tuo. Se ti mancano persone e cose da fare, nuove conoscenze possono davvero aiutare. Se ti manca sentirsi conosciuti nella propria interezza, le nuove conoscenze aumenteranno solo il numero, mentre la sensazione resterà la stessa.
Perché dopo una bella serata ci si può sentire ancora più vuoti
La vicinanza non cresce in base al numero di ore trascorse insieme, ma a quanto racconti di te e a cosa succede dopo. Una conversazione tra amici spesso funziona così: una domanda viene fatta, ma non serve davvero una risposta, e entrambe le persone lo capiscono in silenzio.
Allora, come stai?
Bene, il lavoro mi sta divorando
Eh, anche per me è lo stesso
Già, viviamo tutti così
Esci da una conversazione del genere con la sensazione di essere stati in compagnia, ma di non essere stati ascoltati.
E più rumorosa è la serata, più netto è il contrasto: le risate insieme fanno crescere l'aspettativa di vicinanza, poi la porta si chiude e si rimane esattamente con quello con cui si era arrivati.
Risate insieme
Attesa di vicinanza durante la serata: più forte è la risata, più netto è il contrasto
A quel punto entra in gioco l'autoprotezione. Una volta hai detto qualcosa di importante e non si è stati ascoltati: la seconda volta è più facile non cominciare nemmeno. La solitudine, di solito, rende più attenti ai segnali di freddezza e allo stesso tempo più prudenti, così il silenzio diventa un'abitudine. È una tendenza, non una regola: per molte persone, una conversazione sincera interrompe il ciclo.
Perché ci si può sentire soli anche tra gli amici?
Cosa aiuta se ti manca una vicinanza profonda?
Fonti
- La solitudine come distanza tra la vicinanza desiderata e quella reale: il modello di Perlman e Peplau, 1981. La distinzione tra solitudine sociale ed emotiva: gli studi di Robert Weiss, 1973
Il seguito della serie «Solitudine»
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