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Perché la tratta degli schiavi durò per secoli

Redazione di Miqo · 1 fonte

Perché la domanda di schiavi non finiva

Un prodotto comune prima o poi satura il mercato: lo compri e non te ne serve più. Le piantagioni funzionavano diversamente. Nelle isole caraibiche e in Brasile, dove si coltivava la canna da zucchero, le persone morivano più velocemente di quanto nascessero: lavoro massacrante, malattie a cui non erano abituate e, inoltre, venivano trasportati soprattutto uomini giovani. Il numero dei lavoratori non si ricostituiva da solo, le perdite venivano compensate con nuovi acquisti e la domanda non finiva mai.

Se pensavi alla tratta degli schiavi soprattutto come al Sud degli Stati Uniti legato al cotone, era solo una piccola parte del quadro. Circa 12,5 milioni di persone furono imbarcate sulle navi, circa 10,7 milioni arrivarono nelle Americhe e la stragrande maggioranza finì non nelle piantagioni di cotone, ma in quelle di zucchero e caffè dei Caraibi e del Brasile.

Dove finivano le persone deportate attraverso l'Atlantico

Isole caraibiche e America spagnola50%
Brasile46%
Nord America4%

Non si trattava solo della crudeltà dei padroni, ma anche di demografia. Dove la popolazione cominciava col tempo a crescere da sola, le importazioni non servivano più. Dove non cresceva, le navi erano necessarie ancora e ancora, per tutti gli anni in cui funzionavano le piantagioni.

I profitti erano distribuiti su tre continenti

La tratta non era gestita solo dai capitani. I tessuti, il metallo e i fucili usati per gli scambi venivano prodotti nelle normali officine europee. A rifornire la costa di prigionieri erano gli Stati africani locali e gli intermediari: gli europei si spingevano raramente nell'entroterra e non erano loro a catturare le persone né a portarle fino alla costa. E sui carichi di ritorno, zucchero, caffè e tabacco, si reggevano porti, cantieri navali e assicurazioni.

Circa 8 persone deportate su 10 furono imbarcate dopo il 1700

Insomma, verso la fine la macchina non perdeva colpi: i suoi decenni più intensi furono quelli della fine del XVIII secolo, appena pochi anni prima del divieto britannico del 1807. Il settore era legale, con contratti, assicurazioni e tribunali, e uscirne in autonomia significava semplicemente lasciare la propria quota a una concorrente.

Si dice spesso che si sia esaurita da sola. I dati indicano piuttosto il contrario: al momento del divieto la tratta era ancora redditizia, e interromperla costò caro alla Gran Bretagna: per decenni, in seguito, la sua flotta intercettò le navi straniere al largo delle coste africane. Il dibattito va avanti dagli anni 1940 e non è ancora chiuso, ma oggi prevale l'idea di chi considera l'abolizione una decisione politica, non la conseguenza delle perdite.

«La tratta degli schiavi finì perché smise di essere redditizia» - prove deboli

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Fonti

  1. Stime del numero di viaggi e di persone: database Slave Voyages (Trans-Atlantic Slave Trade Database). Dibattito sulle cause dell'abolizione: Eric Williams, Capitalism and Slavery (1944), e Seymour Drescher, Econocide (1977)