Il cervello confronta perché non ha un metro di paragone
Non puoi capire dal nulla se te la stai cavando. Non esiste un termometro che indichi il «ritmo normale», la «madre normale», la «professionista normale». Nel 1954 lo psicologo Leon Festinger formulò un'idea semplice: quando non esiste una misura oggettiva, le persone prendono come riferimento altre persone. Da allora, è una delle idee più consolidate della psicologia sociale.
Di per sé, non è un veleno. Confrontarti con chi sa già fare ciò che tu stai imparando funziona come orientamento: se ci è riuscito, significa che una strada esiste. Ma lo stesso meccanismo si ribalta non appena la persona davanti a te comincia a sembrarti fatta di un'altra pasta. A quel punto, il suo successo smette di essere la prova che è possibile e diventa la prova che tu non sei all'altezza.
Non dipende dalla persona che hai davanti, ma dal fatto che tu consideri o meno il suo percorso accessibile anche a te. Lo stesso identico risultato altrui può darti forza o togliertela, a seconda del punto della scala in cui lo collochi.
Perché i social falsano questo metro di paragone
La tua vicina la vedevi per intero: sia nella settimana positiva sia in quella in cui non usciva di casa. Il feed mostra solo i picchi, e non di una persona soltanto, ma di centinaia tutte insieme. Confronti il tuo martedì qualunque con il giorno migliore di ogni persona che conosci. La proporzione qui sotto è un'illustrazione, non una statistica.
Su 10 persone che conosci, 2 hanno avuto una buona giornata: saranno proprio loro a comparire nel feed
Da qui nasce la sensazione di rimanere indietro. Le altre 8, che hanno avuto una giornata normale o difficile, semplicemente non hanno pubblicato nulla. Non ti stai confrontando con le persone, ma con la loro vetrina, e perdi per definizione, perché conosci per intero il tuo dietro le quinte.
Quanto questo colpisca l'autostima è uno di quei casi in cui è più onesto dire «non è del tutto chiaro». Il legame tra il tempo trascorso sui social, il confronto e l'umore depresso viene rilevato regolarmente, ma è soprattutto correlazionale: non sappiamo se sia il feed a peggiorare l'umore o se, quando stai male, tu faccia scorrere più a lungo. Gli esperimenti rilevano un effetto, ma è piccolo e non riguarda tutte: le prove hanno una solidità media, quindi è meglio considerarle una direzione, non una misura precisa.
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Fonti
- Leon Festinger, «A Theory of Social Comparison Processes», Human Relations, 1954
- rassegna sul legame tra social e benessere: Verduyn et al., Social Issues and Policy Review, 2017