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Come facevano diventare tedeschi i figli degli altri

Redazione di Miqo · 2 fonti

Come funzionava

La selezione si basava sull'aspetto: si misurava il cranio, si osservavano il colore degli occhi e dei capelli e si valutavano i tratti secondo apposite tabelle. I bambini ritenuti idonei venivano prelevati dalle famiglie, dagli istituti e dai genitori deportati per il lavoro coatto. Non serviva il consenso.

  1. Esame e selezione
  2. Trasferimento in un campo
  3. Cambio di nome
  4. Famiglia adottiva

Il terzo passaggio era quello decisivo. Al bambino veniva dato un nome tedesco, i documenti di nascita venivano falsificati e gli era vietato parlare la propria lingua. I più piccoli venivano rieducati rapidamente, mentre i più grandi venivano puniti per ogni parola e, nel giro di un anno o due, molti smettevano di ricordare la loro vita precedente.

Le famiglie adottive, nella maggior parte dei casi, non sapevano nulla: veniva detto loro che si trattava di orfani provenienti da insediamenti tedeschi. Molte li crebbero come figli propri e, dopo la guerra, furono proprio queste famiglie a opporsi più strenuamente al loro ritorno.

Perché non furono ritrovati

I documenti venivano distrutti deliberatamente, mentre quelli sopravvissuti erano sparsi in zone diverse. Della ricerca si occupavano servizi internazionali, che lavoravano su frammenti: tratti distintivi, età e pochi elenchi sopravvissuti.

  • I documenti sull'origine del bambino erano falsificati o distrutti.
  • Il bambino non ricordava il vero nome né la propria lingua.
  • I genitori erano morti o non sapevano dove fosse stato portato.
  • La famiglia adottiva non si riteneva colpevole e non voleva separarsene.
  • Erano passati anni e un secondo trasferimento avrebbe sconvolto di nuovo la vita del bambino.

Gli ultimi due punti fecero della ricerca qualcosa di più di una questione tecnica. Restituire un bambino dopo diversi anni significava toglierlo alle persone che considerava i suoi genitori e riportarlo da persone che non ricordava. Le decisioni venivano prese in modi diversi ed erano spesso dolorose.

Il numero complessivo dei bambini portati via è ancora oggi solo una stima, e le valutazioni variano molto. Si riuscì a restituirne una parte minore e molti scoprirono la verità su di sé solo da adulti, per caso, attraverso documenti o le parole dei parenti.

Un'ulteriore difficoltà era che, al momento della ricerca, molti bambini parlavano ormai soltanto tedesco. Non era possibile identificarli dal modo di parlare o dai loro racconti, perciò restava solo da confrontare i tratti fisici con le registrazioni frammentarie.

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Quale passaggio era decisivo in questo programma?

Fonti

  1. Il programma di deportazione e germanizzazione dei bambini provenienti dai territori occupati è documentato negli atti dei processi del dopoguerra
  2. il numero esatto dei bambini portati via è sconosciuto e se ne riuscì a restituire soltanto una parte

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